Monte Giogo in Val d’Arda, uno scrigno di natura a due passi da casa

2018-12-grotte monte giogo1-1IMG_3954Monte Giogo in Val d’Arda, uno scrigno di natura a due passi da casa

Scritto da Sergio Efosi Valtolla, fotoamatore, escursionista, blogger e narratore

Il maestoso anfiteatro calanchivo che domina la sponda sinistra della valle dell’Arda da Lugagnano a Castell’Arquato, tra Monte Giogo e Monte Falcone, aree agro-forestali sottoposte a tutela ambientale, versano in uno stato di fruibilità escursionistica molto precario ma questo non impedisce a chi conosce la zona di frequentare questi luoghi per camminare lungo i numerosi sentieri ancora fruibili.

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i libri in strada…diretti al monte Giogo

Con la sola eccezione di pochi tratti non vi è però una segnaletica “organica”; forse gli Enti preposti alla tutela preferiscono non segnalare quest’opportunità per evitare “troppa confusione” che potrebbe mettere a rischio la presenza di flora e fauna selvatica.

Oppure questi Enti non hanno sufficienti risorse per realizzare una rete di sentieri escursionistici gestiti.

Ora si cammina per lo più attraverso strade poco frequentate, comunali e non, “calere” agrarie e sentieri antichi, frequentati da chissà quanti secoli.

Questi monti che ho citato, ai quali aggiungo il Padova, tra i due citati, sono caratterizzati da ripide balze, con tratti di sottili creste dentellate dette comunemente “calanchi”.

Sulla sommità di tali rilievi collinari che segnano il crinale tra le valli dell’Arda e quella del Chiavenna, tra la boscaglia, s’individuano ancora con una certa facilità le pareti tufacee con aperture, più o meno naturali, di profonde cavità che, in diverse epoche, sono state utilizzate (o appositamente escavate) per estrarre materiale per le costruzioni o per “rifugio”.

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la grotta…1
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i calanchi visti da Lugagnano val d’Arda

Per tagliar corto: tra Vigolo Marchese, il Monte Falcone di Castell’Arquato e il Monte Giogo di Lugagnano v.a., nel breve volgere di una decina di km lineari, si passa dai paesaggi agrari collinari, caratterizzati da vigneti e poche altre coltivazioni, ai boschi cedui con presenza di secolari castagni. Questi luoghi sono il regno della ginestra, della roverella, del sorbo, del corbezzolo (?), della robinia, dove nidifica il falco, vivono colonie di pipistrelli, i rondoni, le rane, numerose specie di rettili striscianti, il ramarro…

Qui i calanchi più spettacolari della Provincia di Piacenza, territorio che salendo verso i monti Padova e Giogo diventa sempre meno agrario e dove può anche capitare di individuare, in pieno inverno, la fioritura delle viole o “l’olivo selvatico”, residuato delle vecchie coltivazioni ottocentesche…

E così camminando incontri l’agricoltore resistente, ammiri il paesaggio, ti fermi a consultare una piccola biblioteca di strada …prossima al bosco, assaggi il frutto maturo del corbezzolo; e cammini tra vecchi sentieri fino a lassù, azzardando l’ingresso in una grotta, individuando quella “dei bambini” e così via sempre camminando…

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L’agricoltore resistente…

BREVI NOTE STORICHE E INFO

In questi ambienti “ex marini”, di grande valore geologico e naturalistico, nel 1834 il famoso Giuseppe Cortesi ritrovò lo scheletro di un rinoceronte e circa dieci anni dopo Podestà scoprì lo scheletro di un giovane delfino (entrambi questi reperti sono conservati nel museo paleontologico di Parma). Nel 1934 Agostino Menozzi trovò i resti di una balena sul monte Falcone.

Il Giogo e il Padova, grazie alle loro caratteristiche “impervie”, sono stati il rifugio di patrioti antinapoleonici ottocenteschi e partigiani nel corso della seconda guerra mondiale.

L’area è inserita nel parco naturale dei Piacenziano e sulla cima del monte Giogo si erge il crocione (con antistante area pic nic)

Luoghi da frequentare con attenzione e prudenza, come tutti gli ambienti naturali e le aree protette.

 

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