Valtolla: tutto ebbe inizio mercoledì 13 aprile 681, alla ventitreesima ora…

monastero antico dal web

monastero antico (dal web)

(Cronaca raccolta dal romito del Pelizzone, romanzata da Sergio Efosi)
Nel momento in cui inizia la nostra storia sulla sponda sinistra, e anche su quella destra, dell’Arda c’erano solo pochi villaggi, con una manciata di piccoli campi coltivati, e tra l’uno e l’altro si estendevano solo la folta boscaglia, piccole radure perlopiù più gerbide e miseri ruderi in sasso di vecchi edifici del culto e della comunità ormai sommersi dall’esuberante vegetazione. Poco più a valle si erano già insediati i nuovi padroni Longobardi ma tutto era fermo, tutto sembrava attendere qualcosa…
Anche l’Arda sembrava essersi fermata in quel lontano inizio di primavera già pieno di fioriture, di lievi brezze, di voli e canti di uccelli, di cieli azzurri, di sole e di gioia di vivere; sentimento apparente e poco spontaneo come capitava da ormai troppi anni in queste desolate lande valdardesi, dalla pianura al monte.
In quel mese di aprile così uguale e così diverso dagli altri mesi di aprile che l’avevano preceduto, e anche da quelli che l’avrebbero seguito, tutti attendevano qualcosa che pareva doversi compiere entro poco tempo, smuovendo quella situazione di degrado che durava da troppe generazioni. I Longobardi, stanziati nella valle del Po e in ogni collina delle valli piacentine e in tanta parte del centro-sud tra Spoleto e Benevento, avevano rintuzzato le aggressioni dei romani d’oriente, i Bizantini, con i quali erano infine addivenuti ad una recente pace¹, e ora dovevano “muoversi” per consolidare la loro presenza militare senza trascurare quella civile.
Non potevano attendere oltre, quella era la stagione giusta per riattivare definitivamente i transiti verso il centro-sud della penisola italica. Le stesse “turbolenze” interne al popolo longobardo consigliavano di metter mano al consolidamento del potere regio.

L’Arda a quel tempo era un corso d’acqua certamente più grande e importante di quanto non lo sia ora, alimentato da molti canali e torrenti che scendevano dalle valli laterali e lo ingrossavano senza ostacoli artificiali; un torrente ribelle che cambiava spesso il suo percorso e anche il destino degli uomini della valle stessa. Ora quel torrente ribelle è stato domato e imbrigliato prima del suo arrivo in pianura fino all’incontro col Po, insieme all’Ongina.
E così dalla grande diga della valtolla, quella di Mignano, l’Arda è cambiata per sempre e con essa il clima della media valle… e tutto il resto.
Ma quasi ogni anno, e per lunghi secoli, quando era libera di scorrere, l’Arda in occasione delle non infrequenti alluvioni spostava qua e là il suo percorso e invadeva terre, boschi e paesi “dominando” incontrastata l’intera valle; e in taluni tratti era acquitrino, palude, a tratti difficilmente guadabile.

E tra Rusteghini e Mignano, ma anche oltre, l’Arda era guadabile solo per pochi mesi, quelli poco piovosi e quando era terminato da un pezzo lo scioglimento delle nevi invernali. Per i Longobardi occorreva ripristinare la Via che, per un lungo tratto, la costeggiava e risaliva la valle dell’Arda, quella che percorrevano i Liguri molti secoli prima e che ora era ridotta a un misero sentiero a tratti impervio e insicuro. Occorreva, in sostanza, creare un nuovo presidio territoriale e allora pensarono a quanto era già stato fatto nella valle del Trebbia, da san Colombano…
E incaricarono il Beato Tobia, di fede Benedettina che con un manipolo di seguaci eremiti intendevano realizzare il cenobio…
E quel giorno che precedeva il giovedì Santo del mese di aprile dell’anno 681, alla ventitreesima ora (le 11 del mattino), appena dopo l’orrido di Mignano apparvero quei frati.
Iniziava l’era della ruralizzazione e della cristianizzazione dell’alta Valdarda.

NOTE
¹ L’anno precedente, nel 680 d.C., era stata firmata la pace tra Bizantini e Longobardi dopo circa 100 anni di guerre sul suolo italico. Da quell’anno dunque anche i Vescovi longobardi attendono la loro conferma dal Papa e si adoperano per promuovere una pace duratura tra italici e Longobardi. Non si tratterà di una pace che durerà a lungo, tuttavia sufficiente per iniziare una nuova era di rapporti tra italici e Longobardi nel nord del Paese.
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