Valdarda: figli di nessuno

(“figli di nessuno” ricordi del comandante partigiano Giuseppe Prati)

La sera di quel sabato contrariamente alla mia abitudine mi erano attardato a Morfasso  per controllare l’occultamento del materiale e dei residui viveri di scorta presso la popolazione onde evitare che fossero saccheggiati dal nemico.

Alle ventitré circa venne invece a trovarmi sul mio consueto percorso, un giovane compaesano, certo Castagnetti Antonio. Stava tornando da Cimelli, dove aveva prestato lavoro presso una famiglia amica, verso Cornolo, quando alla prima curva a sud del paese , dalla siepe che in quel punto costeggia alta la strada balzano improvvisamente due figuri armati, gli puntano le armi e gridano “ fermo!…finalmente ti abbiamo preso!…” Il giovane è senza parola per la paura e la sorpresa.

Quelli lo scrutano accuratamente e minacciosi insistono: “ finalmente ti abbiamo preso , Comandante Prati!”.

Era chiaro lo avevano scambiato per me. Non valsero le sue disperate proteste; i due erano sicuri di aver messo le mani sul comandante.

Senza accettare altre obiezioni lo presero in mezzo e, mentre uno gli teneva l’arma costantemente puntata alla schiena, l’altro guidava la marcia per sentieri e mulattiere nascoste attraverso boschi e campi a nord di Pedina e di Casali. Era tempo di luna piena e si poteva camminare speditamente.

Avevano già guadato l’Arda all’altezza di Gariboia da oltre mezzora e stavano per uscire sulla provinciale per Morfasso, quando dalla curva del muraglione , a pochi passi, si udì la eco di alcune voci e il secco sussulto di una raffica. Forse una squadra di partigiani in trasferimento, forse alcuni sbandati.

I due militi colti di sorpresa si buttarono a terra sulla ripida pietraia per defilarsi, mentre Castagnetti, pronto, con un balzo all’indietro, si lanciò lungo la discesa.

Ai rapitori quando si alzarono per tentare di fermarlo non restò che l’amara sorpresa di sentire giù in basso, perdersi sempre più lontano il rovino dei ciottoli che sotto le lunghe falcate  del giovane schizzavano lontano. A mezzanotte, ignaro e tranquillo fui io a transitare per la strada dei Cimelli.

Dell’avventura del Castagneti seppi soltanto qualche giorno dopo quando si presentò a me col nome di Baracca per essere arruolato.

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