Papa Paolo III° scrive da Bologna, in data 4 maggio 1543, a Sforza Sforza signore di Castell’Arquato, ovviamente a ciò sollecitato da pressante supplica dell’interessato: “ A te figlio diletto salute ed Apostolica benedizione. Ci è stato riferito che Castellarquato nella Diocesi di Piacenza ha un territorio assai lungo e largo che attualmente si ritrova per la maggior parte deserto e disabitato, per cui capita spesso che i poveri mercanti che attraversano tale territorio con le loro bestie e le loro mercanzie vengono derubati e trucidati dai briganti di strada, e per di più durante l’inverno, essendo il ponte sul fiume Arda caduto in rovina, rischiano di venir travolti e sommersi dall’impeto delle acque……”
Dunque scopriamo 3 cose relative alla Castell’Arquato del 1540 circa.
1- territorio ampio e poco abitato (si parla delle competenze parrocchiali o dell’estensione comunale?);
2- i viandanti, soprattutto coloro che portavano merci, erano spessissimo attaccati dai briganti che infestavano la zona arquatese;
3- il ponte di attraversamento dell’Arda era gravemente in disuso (nel senso che non era più assolutamente transitabile!?)
Il Papa prosegue la lettera in questo modo “…. ritrovandoti gravato della responsabilità di signore temporale del luogo, sei perciò costretto a sopportare ingenti spese sia per garantire la sicurezza dei viandanti che per fare riattare il ponte. Noi pertanto, volendo provvedere alla serenità dei viandanti ed anche alla tua, affinchè tu possa meglio affrontare le spese necessarie, col tenore della presente per autorità Apostolica ti concediamo licenza e facoltà di esigere e riscuotere un dazio o pedaggio da tutte le persone che transitano con merci per il territorio predetto e per quello della contigua Valle di Tolla. ..”
Dunque con Papa Paolo III° (un Farnese) si istituisce il dazio per attraversare le terre arquatesi che al tempo erano amministrate da una famiglia parente con il Papa stesso …gli Sforza. Questo dazio si andava ad aggiungere a quello (dazio) che coloro che dovevano dirigersi verso l’alta vallata (la valle di tolla) o addiritturla attraversarla (per recarsi nella lunigiana, nel bardigiano e olttrer…) che era vigente da secoli. La valle di Tolla infatti era attraversata dalle antiche vie Romane che congiungevano le pianure del nord con il centro Italia attraverso il “passaggio” del Pelizzone…verso la Lunigiana. I frati tollensi, per concessione imperiale e Longodarda, avevano amministrato l’intera zona per secoli realizzando un sistema di ospitali e castelli per la sicurezza e l’assistenza dei viandanti e dei commercianti dai quali percepivano un dazio. Da queste notizie storiche scopriamo, dunque, che Il ponte di Castell’Arquato era ormai inutilizzabile e quindi occorreva ricostruirlo.
Ma il ponte “crollato” a quale epoca risaliva? Era stato distrutto per motivi strategico-militari ovvero in seguito a qualche guerra? Poteva, detto ponte, essere molto “arcuato” al punto da influenzare la formazione del paleonimo Castell’Ar(c)quato? Il nuovo ponte che si realizzò in seguito a tale lettera era molto, a sua volta, arcuato?
[post estratto e ispitato da Angelo Carzaniga; "dazi, dazieri e strade della valle di tolla" in quaderni della valtolla; ace international editore in Vernasca]
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